VIRTUALMENTE RIPROGRAMMATI

 

VIRTUALMENTE RIPROGRAMMATI


E se fosse possibile "riprogrammare" la mente attraverso l'esplorazione di un ambiente virtuale? L'integrazione tra Realtà Virtuale (RV) e tecniche di Programmazione Neuro-Linguistica terapeutica (PNL-t) apre nuove prospettive nella psicoterapia nel trattamento delle fobie e non solo.

Non si tratta di fantascienza, ma di un campo di ricerca in rapida evoluzione, in cui l'immaginazione e la scienza si intersecano.

Quando la terapia incrocia la RV

La Realtà Virtuale si fonda principalmente su due componenti:

  1. 1)     un sistema centrale costituito da uno o più computer che, mediante determinati software, generano ambienti tridimensionali simulati, con elementi visivi e sonori caratterizzati da diversi livelli di realismo e interattività;
  2. 2)     dispositivi di interfaccia, quali visori, sensori, guanti, joystick, strumenti tattili ed esoscheletri, che permettono all'utente di interagire con l'ambiente virtuale.

Per mezzo di tali strumenti, l'individuo viene immerso nello spazio simulato e ha la possibilità di interagire con esso come se fosse fisicamente presente. Quanto più un sistema è in grado di catturare i sensi dell'utente ed escludere gli stimoli del mondo esterno, tanto più viene percepito come immersivo.

Dal punto di vista tecnico-informatico, la Realtà Virtuale (RV) non è riconducibile ad un unico tipo di sistema, bensì si configura come un insieme integrato di tecnologie, definito come "technology cluster”, che collaborano sinergicamente tra loro.

La Realtà Virtuale Immersiva è il sistema più noto e consente di isolare l'utente dall'ambiente circostante, attraverso l'utilizzo di dispositivi, quali caschi e guanti. Allo stesso tempo, il sistema fornisce stimoli generati dal calcolatore, che offrono all’utente la sensazione di trovarsi in un ambiente alternativo.

Fin dalle sue origini, la psicologia ha manifestato un significativo interesse nei confronti della RV, considerandola non solo come oggetto di studio per le sue implicazioni cognitive, sociali e culturali, ma anche come un'opportunità per contribuire al suo sviluppo. Inoltre, la RV è stata adottata come strumento di ricerca, apprezzata per il suo valore metodologico e sperimentale. In particolare, la sua capacità di ricreare ambienti realistici e controllabili consente di superare i limiti di molte ricerche psicologiche, che spesso incontrano difficoltà nel riprodurre in laboratorio le dinamiche tipiche della vita reale.

Nella letteratura sono documentati numerosi studi su casi singoli e su casi multipli, che confermano gli effetti positivi dei trattamenti delle fobie in un ambiente virtuale.

Le fobie si manifestano in presenza dello stimolo temuto, attivando reazioni complesse a livello emotivo (ansia, paura), psicofisiologico (tachicardia, vertigini), cognitivo (catastrofizzazione, incontrollabilità) e comportamentale (evitamento, fuga).

I disturbi fobici interessano il 6-8% della popolazione, colpendo le donne il doppio rispetto agli uomini. L’agorafobia è la forma più comune (circa il 60% dei casi), seguita dalla fobia sociale e dalle fobie specifiche (come paura dell’altezza, degli spazi chiusi, del volo, del buio o del dentista). Le fobie legate a piccoli animali costituiscono circa il 3% del totale.

La RV consente ai pazienti di sperimentare in modo quasi autentico la situazione temuta, facilitando l'attuazione delle strategie di adattamento, gestione ed evitamento che hanno sviluppato nel corso della loro vita quotidiana. Rispetto alla desensibilizzazione sistematica tradizionale, la RV offre diversi vantaggi: consente di superare le difficoltà legate all'immaginazione di scenari ansiogeni o la paura eccessiva di affrontare direttamente situazioni reali; garantisce maggiore riservatezza; risulta economicamente più sostenibile. In aggiunta a ciò, poiché è il paziente stesso a gestire in prima persona il processo di desensibilizzazione, si sente più sicuro, rendendo l'intervento terapeutico personalizzato più efficace e coinvolgente.

Sono di seguito presentati esempi di trattamenti applicati ad alcune delle fobie più comuni.

Nel trattamento della paura del volo, ad esempio, una donna è stata esposta a una riproduzione realistica del volo attraverso l’utilizzo di un visore HMD e di un sedile simulatore. Durante le sessioni terapeutiche, ha affrontato diverse fasi del volo, comprendenti turbolenze e situazioni impreviste, con il supporto di un terapeuta che l’ha assistita nella gestione dell’ansia. Il trattamento ha condotto ad un miglioramento significativo e, al termine della terapia, la paziente ha affrontato un volo reale con serenità.

In uno studio sperimentale volto ad analizzare la paura di parlare in pubblico, sono stati coinvolti 16 studenti universitari, suddivisi poi in due gruppi: uno sperimentale e uno di controllo. Il gruppo sperimentale ha ricevuto un'esperienza in realtà virtuale tramite un visore HMD, in cui doveva tenere un breve discorso di fronte ad un ampio pubblico virtuale, con rumori di sottofondo realistici e commenti critici. I risultati del trattamento hanno evidenziato una significativa riduzione dell'ansia e un miglioramento delle capacità oratorie, tanto che alcuni partecipanti sono riusciti ad esprimersi con successo in conferenze reali.

Nel caso dell’acrofobia, la paura delle altezze, i soggetti partecipanti  sono stati esposti per 8 sessioni a diversi ambienti virtuali in altezza, come balconi, ascensori panoramici e passerelle su canyon. Al termine, il gruppo trattato ha mostrato significative riduzioni nei livelli di ansia, stress, atteggiamenti e comportamenti di evitamento relativamente alla frequentazione di spazi a elevata altezza da terra.

È importante ricordare che, prima di qualsiasi trattamento, è necessaria un’adeguata valutazione della salute psicofisica del paziente, condotta anche con l'ausilio di test psicologici e fisiologici.



Immaginare per trasformarsi

Nel campo della Programmazione Neuro-Linguistica terapeutica (PNL-t), Richard Bandler osservò, in un campione di individui che erano riusciti a superare le fobie più comuni, che sono gli stessi schemi di pensiero a generare lo stato di panico acuto. Pertanto, per ottenere il cambiamento del comportamento disfunzionale (evitamento della situazione o dello stimolo temuti), è necessario individuare innanzitutto il pensiero distorto e catastrofico che lo sostiene. Quanto più frequentemente l’individuo evita lo stimolo fobico, tanto più rafforza nella propria mente la convinzione della sua pericolosità.

La tecnica “Fast Phobia Cure” (cura veloce delle fobie) nota anche come Dissociazione VK (“V” sta per visivo e “K” per cinestetico, ovvero le emozioni), è frutto del lavoro di Bandler e Grinder. Si tratta di una tecnica di visualizzazione guidata che, a differenza della Realtà Virtuale, sfrutta le capacità creative dell’individuo per reimmergersi nella situazione temuta o traumatizzante.

Entrando più nello specifico, l’individuo, raggiungendo uno stato di rilassamento sicuro, rielabora il ricordo “incontrollabile” come uno ordinario, seppur spiacevole: il cervello riesce a ricodificare il ricordo sensoriale che, piuttosto che rimanere intrappolato nell’amigdala, la parte che regola le emozioni, viene trasmesso, compreso e reinterpretato dall’ippocampo. Questo aspetto è cruciale poiché, quando il trauma rimane "bloccato" nell'amigdala, non può essere razionalizzato, quindi riemerge nel presente sotto forma di flashback, ansia o attacchi di panico. La tecnica consente, così, di attribuire un significato all'esperienza e di attenuarne l’impatto emotivo.

Segue una breve descrizione del modello in questione.

Raggiunto lo stato di rilassamento, si invita il paziente a revocare alla mente il ricordo specifico dell’esperienza spiacevole vissuta o il pensiero che attiva forti emozioni negative dentro di sé.

Nella fase successiva, gli viene chiesto di immaginarsi in una sala cinematografica, seduto come spettatore, pronto a guardare sullo schermo di fronte a sé l’evento traumatico che continua ad influenzare il suo presente. Acquisire distanza psicologica dall’evento consente di sentirsi progressivamente più capaci di gestire la propria mente e i pensieri che ne derivano.

Il film inizia in un momento antecedente al trauma e si conclude quando l’evento traumatico è ormai terminato. Il paziente analizza le caratteristiche visive delle immagini: se a colori o in bianco e nero, se luminosa od opaca, se nitida o sfocata, se vicina o lontana. A questo punto sarà lui a scegliere in che modo codificare il ricordo affinché risulti più sereno. Ad esempio, potrebbe optare per abbassare la luminosità finché non lo disturba più.

Si suggerisce di prestare attenzione anche ai suoni provenienti dal film, modificandone il volume, la qualità, la posizione e la melodia della colonna sonora.

Il paziente viene lasciato libero di cambiare i codici, in base alla propria valutazione.

Una volta ristrutturato tutto quanto, quando si sentirà pronto, potrà riavvolgere il film in diverse modalità: prima all’indietro, poi ad una velocità elevatissima, percependo ogni minima sensazione, finché le scene non evocano più alcuna emozione in lui.

Il processo viene reiterato più volte (dalle cinque alle dieci), per insegnare al cervello un nuovo schema di funzionamento.

Dopo l’applicazione della tecnica, si procede alla verifica della sua efficacia, chiedendo al paziente dove percepisca che sia finita la fobia o se si sia in qualche modo attenuata.

Viene eseguita anche una visualizzazione sul futuro, guidando la persona ad immaginare come si sentirà nella situazione precedentemente temuta.

Il cervello non distingue nettamente tra ciò che è stato realmente vissuto e ciò che è stato solo immaginato. Per questo, le esperienze vissute durante la visualizzazione guidata saranno registrate come reali, acquisendo una nuova verità: la fobia è stata superata.

Oltre ad essere rapida e indolore, la tecnica presenta il vantaggio di non esternare obbligatoriamente i dettagli intimi delle scene (ri)vissute.

 

In conclusione, sia la Realtà Virtuale che la Visualizzazione guidata della PNL-t si rivelano strumenti efficaci per riscrivere le risposte apprese, legate a specifiche situazioni emotive.

In tal modo, è possibile trasformare la paura in consapevolezza e libertà, sfruttando il potere della mente per ricrearsi e riallinearsi, rimettendosi in gioco con una nuova integrità!

 

 

 Articolo a cura della dott.ssa Claudia Bonvino

Psicologa del lavoro e delle organizzazioni

 

Bibliografia

Ravasio, A. (2011). L'impiego dei Sistemi di Realtà Virtuale in Psicologia Clinica. Scienze dell’Interazione. Rivista di Psicologia Clinica e Psicoterapia, 3(1), 47–70.

Guy, K., & Guy, N. (2003, updated 2024). The fast cure for phobia and trauma: Evidence that it works. Human Givens Institute.

NLP Coach. (2023). NLP Fast Phobia Cure.

 

 

 


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