LA FAMIGLIA: UN UNIVERSO IN CONTINUA TRASFORMAZIONE
LA FAMIGLIA:
UN UNIVERSO IN CONTINUA TRASFORMAZIONE
Cosa è la famiglia e…che cosa fa di una famiglia una famiglia?
La famiglia è il primo e fondamentale ambiente di vita della persona. Essa assolve prioritariamente alla funzione di educazione affettiva, costruzione dell’identità personale del bambino e dell’adolescente, approccio alla cultura di appartenenza, al mondo esterno e agli altri: in tal modo, si pone non solo come contesto fondamentale di socializzazione primaria (ovvero di sviluppo affettivo-emotivo ed etico-sociale), ma anche come ponte verso l’ambiente esterno, aprendosi così alla socializzazione secondaria.
Si tratta, dunque, di una realtà molto complessa, che non si presenta sempre con la medesima forma ma che, tuttavia, permette all’individuo di realizzarsi pienamente come persona e, quindi, come essere relazionale, grazie alla presenza di due tipi di relazioni principali: quella tra i sessi e quella tra le generazioni, che si intrecciano in una rete inestricabile. Per tale motivo, essa è considerata come unità ma anche come sistema aperto, soggetto che si autoregola e ha una sua unità d’azione, risultato dell’interrelazione e degli scambi comunicativi e d’azione tra i membri che la compongono. La sorgente della relazionalità, del sociale, punto di snodo tra individuo e società. Luogo dell’incontro tra i sessi e crocevia delle generazioni.
A tal proposito, infatti, attraverso la teoria dei sistemi familiari, lo psichiatra Murray Bowen afferma che la famiglia funziona come un gruppo, all’interno del quale è presente un insieme di relazioni dipendenti fra loro per cui i soggetti non sono autonomi ma sono entità influenzate da pensieri, sentimenti e comportamenti di tutta la famiglia. In altre parole, le persone vivono in famiglie, così come in gruppi sociali, dipendendo le une dalle altre per i mezzi che ciascuno assicura per la reciproca sopravvivenza, tra cui, come sottolineato da Maslow, vestiti e scorte alimentari, ma anche sicurezza, appartenenza e sostegno sociale. I membri familiari sono, dunque, interconnessi: ogni persona all'interno di una famiglia svolge un ruolo preciso rispetto agli altri membri e alla famiglia nel suo complesso. Per questo motivo l'alterazione o il danno ad una componente del sistema familiare influenza l'intera famiglia, proprio perché tutti interconnessi.
Da questo punto di vista, risulta impossibile non far riferimento al tema del sostegno alla genitorialità, al fine di incidere positivamente sulla qualità dei legami presenti al suo interno e, di conseguenza, sullo sviluppo di bambini e adolescenti. Proprio il logoramento delle relazioni e dei canali di comunicazione intrafamiliare e intergenerazionale, infatti, risulta talvolta tra le cause di un crescente malessere infantile e adolescenziale. E anche se, spesso, si verifica la tendenza a concepire e vivere la famiglia come un mondo separato, chiuso in sé stesso, deliberatamente sottratto ad ogni relazione significativa con altri “mondi vitali” e ad ogni rilevante collegamento con la più ampia comunità sociale, con il territorio, con le altre famiglie, la famiglia resta parte integrante, nonché uno degli elementi, della comunità e della socializzazione secondaria, essendo il trampolino di lancio per quest’ultima.
Non appare, dunque, insensato parlare della necessità di una sorta di “genitorialità diffusa”, così da garantire la concretezza corporea, la disponibilità, l’attenzione, l’importanza di una linea educativa, la capacità di condividere emozioni, il calore degli affetti e tutto ciò che è proprio della famiglia anche al di fuori dell’istituzione familiare strettamente intesa. In tal modo, non solo si genera quella cooperazione e quell’intreccio di azioni, intenti e obiettivi che, intersecandosi, possono contribuire contemporaneamente e in modo compensativo ad un buon sviluppo di bambini e adolescenti, ma si rende anche la famiglia una vera e propria risorsa collettiva. Certamente, per raggiungere tali obiettivi, fondamentale è l’accettazione, da parte di ciascuna delle parti convolte, della consapevolezza relativa all’importanza di tale diffusione dell’aver cura, base per la realizzazione di un vero e proprio sistema formativo integrato, modello ideale di integrazione e collaborazione stretta tra i tre spazi educativi di famiglia, scuola ed extra-scuola presenti in un determinato territorio.
D’altra parte, sono ormai noti a tutti i mutamenti profondi che hanno sconvolto l’ordine tradizionale della famiglia: ci troviamo, infatti, di fronte ad una pluralizzazione di forme familiari che vanno dalle famiglie di fatto alle famiglie con un solo genitore, dalle famiglie ricostituite alle convivenze di persone dello stesso sesso. Tali mutamenti, se da un lato hanno reso ancor più difficoltoso definire con un’immagine univoca il termine “famiglia”, dall’altro hanno però dimostrato (seppur i dibattiti siano ancora aperti) non solo che ciò che conta è l’aver cura, quella genitorialità diffusa di cui sopra, ma anche che fondamentali, a prescindere dalla tipologia di famiglia di fronte alla quale ci si trova, sono tutte quelle politiche e quelle azioni tese al sostegno alla genitorialità e, di conseguenza, al fornire alle famiglie strumenti e indicazioni utili a perseguire i propri compiti che, come già evidenziato, sono basilari per lo sviluppo primario della persona umana.
LE FAMIGLIE ARCOBALENO: un tema di caldo dibattito
Avendo precedentemente parlato di famiglia, ci sembra doveroso toccare uno degli argomenti più attuali e discussi degli ultimi tempi: le famiglie arcobaleno.
Le famiglie arcobaleno sono nuclei costituiti da due genitori dello stesso sesso, oppure da genitore singolo.
Partiamo dal sistema monogenitoriale: esso è costituito da un singolo genitore che provvede alle cure primarie ed affettive del proprio figlio. Le famiglie monogenitoriali sono da sempre esistite, basti pensare a uomini o donne che improvvisamente nella loro vita si sono ritrovati ad affrontare un evento luttuoso, come quello della perdita del proprio partner, crescendo singolarmente il proprio figlio e/o figli. Questo evento è più normalizzato se contestualizzato nella condizione di vedovanza, ovvero, la presenza di un contratto matrimoniale a monte e un concepimento biologico dei figli.
Attualmente ciò che fa scalpore è la mancanza di questi due fattori: assenza di unione matrimoniale e concepimento biologico attraverso l’unione di due persone. Oggi grazie alla scienza, è possibile concepire un figlio attraverso inseminazione artificiale, per cui un uomo o una donna possono decidere di divenire genitori senza il necessario incontro ed unione con l’altro. Anche un altro aspetto di concepimento è l’utero in affitto, in cui una donna mette a disposizione il proprio apparato per dare alla luce un figlio che non sarà essa stessa a curare ma un altro sistema familiare.
Si può divenire genitori anche attraverso la pratica di adozione, attualmente ci sono alcuni casi che permettono l’adozione a famiglie composte da genitore 1 e genitore 2. È doveroso chiarire come non esistono 2 papà o 2 mamme, ma è la qualità della relazione affettiva, e quindi il legame di attaccamento, che definisce la struttura di personalità futura del bambino. In quante famiglie abbiamo una madre che fa da padre ed un padre che fa da madre a causa delle loro personalità di base? In quante famiglie abbiamo 2 genitori ma è solo uno ad occuparsi della crescita dei figli? Quante famiglie sono composte da madre e padre totalmente disfunzionali portando i figli a vivere vite disgregate e disorganizzate?
Al bambino non arriva l’impronta del genere maschile e femminile, ma ciò che permane ed impregna il suo benessere emotivo è la qualità di legame, attaccamento ed affetto. Una famiglia costituita da “2 papà” e “2 mamme” se entrambi funzionali, andranno ad impartire una educazione emotiva altrettanto funzionale, oltre che essi stessi potrebbero fungere da modelli di riferimento ottimali da seguire, rispetto a qualsiasi altra famiglia democristiana ma con evidenti rapporti invischiati e tossici.
L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE EFFICACE ALL’INTERNO DEI SISTEMI FAMILIARI
Una famiglia è benefica per la crescita del bambino quando garantisce cure primarie ed affettive qualitativamente buone, ovvero fornire dei legami di attaccamento organizzati, in cui la figura genitoriale è introiettata come base sicura. Ciò permette al bambino di costruire capacità di regolazione emotiva, fondamentale per uno sviluppo di personalità più sano. Inoltre, affinché tale processo avvenga, è necessario costruire in famiglia una comunicazione efficace, ovvero quel tipo di comunicazione centrato sull’espressione dei propri stati emotivi, piuttosto che spostato sull’altro attraverso meccanismi di colpevolizzazione. Parlare dei propri stati emotivi stimola processi di metallizzazione, verbalizzazione e per cui il meccanismo sopracitato di regolazione emotiva, se ci poniamo nell’ottica di parlante. Dall’altra parte se si è ascoltatori, stimola ascolto attivo ed empatia. Questa dinamica permette, inoltre, di avvicinare le due parti durante una discussione e trovare una soluzione alternativa ottimale, piuttosto che degenerativa e allontanare i due interlocutori.
Immaginate questa dinamica amplificata all’interno dell’intero sistema familiare, quali potenti effetti positivi può far scaturire, ottenendo una famiglia resiliente e capace di riorganizzarsi di fronte a qualsiasi difficoltà, abilità che gli stessi figli introietteranno divenendo portatori sani di emozioni nel mondo.
Dott.ssa Maria Elena Losito, pedagogista familiare
Dott.ssa Angela Amato, psicologa clinica
-AreaPsy-
BIBLIOGRAFIA
A.M. VOLPICELLA, “La famiglia. Una realtà complessa”, PENSA MULTIMEDIA
E. CARRA’ MITTINI, “La famiglia ‘globale’. La sfida delle generazioni nella società del rischio" FRANCO ANGELI
L. MILANI, “Famiglie tra normalità, disagio e devianza adolescenziale” in “La famiglia”, n. 243
G. LAURO. “La teoria dei sistemi familiari”, PSICOLOGI ITALIANI, https://www.psicologi-italiani.it/psicologi/area-pubblica/il-lavoro-dello-psicologo-e-dello-psicoterapeuta/la-teoria-dei-sistemi-familiari.html




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